San Francesco a Roma
 
    Francesco e Roma, intesa come la Chiesa Cattolica, ovvero la città in cui risiede il vicario di Cristo, successore di S. Pietro, costituiscono un binomio inscindibile. Per S. Francesco si tratta di una realtà di incalcolabile portata, ricca di conseguenze pratiche, tenuta presente in tutte le circostanze.
    In apertura e chiusura della Regola, egli così scrive: “Frate Francesco promette obbedienza e ossequio al signor papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa romana. E gli altri frati siano tenuti ad obbedire a frate Francesco e ai suoi successori… Per obbedienza, inoltre, ordino ai ministri che chiedano al signor Papa uno dei cardinali della santa Chiesa romana il quale sia governatore, protettore e correttore di questa fraternità; affinché sempre sudditi e soggetti ai piedi della medesima santa Chiesa, stabili nella fede cattolica , osserviamo la povertà l’umiltà ed il santo Vangelo del Signor nostro Gesù Cristo, che abbiamo fermamente promesso”(FF 76 e 108).

    Nel suo Testamento ricorda: “E dopo che il signore mi donò dei frati, nessuno mi mostrava cosa dovessi fare; ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. Ed io con poche parole e semplicemente, lo feci scrivere, e il signor Papa me lo confermò” (FF 116).

    Francesco le sue scelte fondamentali, nell’ascetica e nella liturgia, nell’apostolato, nelle missioni e nella preghiera, nella riforma dei costumi e nel risveglio del messaggio evangelico, le ha fatte tutte nell’ambito della Chiesa, nell’obbedienza perfetta della Chiesa, sotto la guida illuminata della Chiesa. Proprio per questo iniziò la sua conversione con un pellegrinaggio alla basilica si S. Pietro.

Primo pellegrinaggio

    Arrivato lì in pellegrinaggio, già cambiato dalla grazia divina, una volta nella basilica di S. Pietro nota la spilorceria di alcuni nell’onorare il Principe degli Apostoli e, in uno scatto di fervore, prende la sua borsa piena di monete d’argento e la lancia oltre la grata dell’altare. Uscito dalla basilica poi, notati alcuni mendicanti, scambio i suoi vestiti con uno di loro e si mise a chiedere con loro l’elemosina (FF 1405s).

Incontro con il Papa Innocenzo III

    Siamo nel 1209, Francesco ha completato la sua conversione e, volendo chiedere un’approvazione ufficiale alla sua nuova forma di vita, decise di tornare a Roma. In occasione di questa visita la nobile e illustre matrona romana Jacopa de’ Settesoli, attratta dalla virtù e dalla predicazione di Francesco, aderì al nuovo stile di vita proposto dal Santo.     

    Dalla Leggenda dei tre compagni leggiamo che Francesco, visto come il Signore accresceva i suoi fratelli, ormai erano in dodici, comunicò loro il desiderio di andare dalla loro madre, la santa Chiesa Romana, per comunicare al pontefice ciò che il Signore aveva cominciato a fare attraverso loro, per continuare la loro missione secondo il suo volere e le sue disposizioni. A Roma, Francesco e i suoi compagni trovarono ospitalità con ogni probabilità presso l’ospedale di S. Biagio, non molto distante dalla sede del Pontefice, S. Giovanni in Laterano. L’incontro è così descritto dalla medesima Fonte: “Il giorno dopo, l’uomo di Dio fu presentato al sommo pontefice dal cardinale Giovanni. Francesco espose interamente qual era il suo proposito. Il Papa, dotato come era di spiccata intelligenza, assentì ai desideri del Santo, secondo le forme stabilite, e aggiunse diverse esortazioni a lui e ai fratelli (…)prima dell’arrivo di Francesco, [il Papa] aveva avuto anche lui una strana visione. Gli era parso che la basilica di San Giovanni in Laterano minacciava di rovinare; ma un religioso, piccolo e di aspetto meschino, la sorreggeva puntellandola con le proprie spalle. Attonito e spaventato, il Papa si svegliò e, da uomo riflessivo e perspicace, si concentrò per scoprire il significato di un tale sogno. Pochi giorni appresso giunse Francesco, gli palesò il suo proposito e gli chiese la conferma della Regola che aveva steso con poche semplici parole, servendosi delle espressioni del Vangelo, la cui osservanza perfetta gli stava sommamente a cuore. Il pontefice, considerando il fervore di lui nel servizio di Dio e confrontando la sua visione con il racconto simbolico riferitogli da Francesco, concluse tra sé: «In verità, è questo l’uomo religioso e santo per mezzo del quale la Chiesa di Dio sarà rialzata e sostenuta»” (FF 1405s)

    Francesco, una volta ricevuta l’approvazione orale del suo modo di vivere, decise di recarsi a Roma per ogni evento rilevante che avrebbe coinvolto la sua nuova istituzione.

    Oltre l’approvazione orale del Propositum vitae di Francesco e dei suoi compagni dal sommo pontefice, è rilevante per la futura presenza dei Francescani a Roma, il fatto che il povero d’Assisi ottenne dai benedettini del monastero di S. Cosimato l’utilizzo di alcuni locali adiacenti l’ospizio di S. Biagio, dove venivano curati i pellegrini che giungevano a Roma malati o che si ammalavano durante la permanenza. Questa sarà a breve la sede principale dei successivi viaggi a Roma di Francesco e dei suoi compagni.

Ritorno a Roma

    Francesco ritorna a Roma nel 1212 e anche questa volta incontrò il Pontefice Innocenzo III, e, secondo quanto racconta l’annalista dell’Ordine Luca Wadding, con lui parlò della grande espansione dell’Ordine, della santa conversazione dei frati, e dei disegni divini predisposti da Dio. Manifestò inoltre l’intenzione di recarsi a portare la luce della verità evangelica ai maomettani e ai tartari.

    Un’altra delle ragioni che spinse Francesco a tornare a Roma, fu la necessità di far conoscere al Pontefice il “caso”creato da Chiara di Assisi, che si era decisa a seguire l’ideale di vita di Francesco.

Il Concilio Lateranense IV

    Francesco torna a Roma nel 1215 per il Concilio Lateranense IV. In tale circostanza il nuovo istituto fu notificato a tutta l’assemblea conciliare e il Santo ebbe l’opportunità di conoscere personalmente S. Angelo Carmelita. Conobbe inoltre Domenico di Guzmàn, probabilmente nel convento di Santa Sabina, che era già stato assegnato ai frati predicatori.

Quarta visita a Roma

    Una quarta visita a Roma avvenne nel 1217, dopo che nel Capitolo di Pentecoste era stato deciso di mandare i frati in diverse parti dell’Europa, e il Santo aveva determinato di recarsi in Francia. Come si può leggere ne I Fioretti, mentre Francesco è in preghiera nella basilica si S. Pietro, i Santissimi Apostoli Paolo e Pietro gli appaiono, e gli dicono che è Gesù Cristo che li manda per annunziargli che le sue preghiere sono accolte, e che è concesso a lui e ai suoi frati il tesoro della santissima povertà, che chiunque lo seguirà sarà sicuro della beatitudine della vita eterna e che tutti saranno benedetti da Dio.

Il Cardinal protettore

    Francesco torna a Roma nel 1220, di ritorno dalla Terra Santa, per chiedere al Papa Onorio III il protettore dell’Ordine, nella persona del Cardinal Ugolino, Vescovo di Ostia. Ugolino, venuto a sapere della presenza a Roma di Francesco, e conoscendo il suo desiderio di parlare al Papa, ve lo condusse, e li Francesco parlo senza timore, ma con fervore e gioia al Papa e agli altri presenti.

Visita del 1222

    Molto probabilmente Francesco fu a Roma anche nel 1222. Bartolomeo da Pisa ne parla, raccontandone un episodio in particolare. Francesco fu invitato a pranzo dal signor Matteo Rosso, padre del futuro Papa Nicolò III, e che lo amava molto. Francesco accetta l’invito, ma quando arriva il signor Matteo non c’è, in quanto occupato nei suoi affari, ma nota i molti poveri a cui di solito il proprietario di casa da giornalmente da mangiare. Di nascosto da servi quindi, Francesco si mescola a questi poveri e mangia con loro. Quando il signor Matteo torna dai suoi affari, non trovando Francesco, decide di aspettarlo e nel farlo, rivolge il suo sguardo ai poveri, e li lo trova. Si va subito a sedere al suo fianco, e gli dice “Frate Francesco, giacchè tu non hai voluto mangiare con me, mangerò io con te”.

La Regola Bollata

    Francesco infine fu in visita a Roma nel 1223, in occasione dell’approvazione con bolla della Regola, che avvenne il 29 novembre di quell’anno. Nel periodo in cui si trattenne nella città, gli accaddero due fatti, narrati nello “Specchio di Perfezione”.

    Il primo episodio riguarda una visita di Francesco al Cardinale di Ostia, che sarà in futuro Papa Gregorio. In quell’occasione Francesco, prima del pranzo andò di nascosto a raccogliere l’elemosina, per poi portare a tavola davanti al cardinale e agli altri invitati quanto avesse raccolto. Tutti ricevettero le elemosine con letizia e devozione, nonostante il Cardinale sul momento ci fosse rimasto un po’ male. Dopo il pranzo però, il Cardinale abbraccia Francesco, gli chiede il perche di quello che ha fatto e Francesco risponde di aver reso un grandissimo onore al suo signore, ricordando l’umiltà, la sottomissione ed il servizio che dovranno sempre avere i frati del suo ordine, e che lui stesso in prima persona ha il compito di insegnare loro. E ricevette l’approvazione commossa del Cardinale.

    Il secondo episodio è importante per dimostrare che l’ospizio di S. Biagio in hospitale era il luogo di riposo abituale di Francesco quando si trovava a Roma. Si narra che Francesco, a Roma per incontrare il Cardinale di Ostia, decise di andare a visitare il Cardinal Leone, a lui molto devoto. Il cardinale di Ostia, poiché non era stagione adatta a viaggiare a piedi, lo convince a sostare qualche giorno da lui, ricevendo cibo come gli altri mendicanti ospitati, come sa che a Francesco piace. Frate Angelo Tancredi, uno dei primi dodici frati, che ora viveva con il Cardinale, gli propone di andare a stare in una torre li vicino, dove Francesco potrebbe dimorare come in un eremo con il suo compagno di viaggio. Francesco accettò volentieri la sua sistemazione e rimase nella torre da solo per qualche giorno, senza volerne né scendere, né che alcuno vi salisse a visitarlo, solo Angelo avrebbe portato loro il cibo tutti i giorni.

    La notte, mentre si preparavano a dormire, vennero i demoni, e gli diedero una forte dose di frustate. Francesco chiamò quindi il compagno, chiedendogli di restargli vicino la notte. Parlando nella notte, Francesco dice al suo compagno che i demoni sono i castaldi del Signore. Come il podestà manda i suoi castaldi a punire chi ha commesso un’infrazione, così il Signore manda i suoi agenti, i demoni, a castigare chi lo ama. Anche il perfetto religioso può peccare per ignoranza, e così viene punito dal diavolo quando non conosce la sua colpa. Francesco riconosce che quanto gli è stato fatto dal Signore è un dono di misericordia, un castigo dovuto al fatto di godere del ristoro concessogli dal cardinale, mentre gli altri frati nel mondo sopportano fame e tribolazioni. E quindi, dovendo dare loro il buon esempio, Francesco al mattino scese dalla torre,andò dal cardinale a raccontargli quanto capitatogli durante la notte, e prese commiato da lui.

    Stando alla documentazione, questa è l’ultima visita di Francesco a Roma, ma non è improbabile qualche altro ritorno successivo, poiché era sua abitudine tenere a corrente il Papa delle cose dell’Ordine.

L’ospizio di S. Biagio protoconvento francescano di Roma

    L’ospizio trasteverino di S. Biagio rimase il recapito fisso per il Santo e per i suoi compagni e discepoli che avevano bisogno di pernottare a Roma, fino al 1229 quando il Papa Gregorio IX con la Bolla Cum deceat vos esige che i monaci benedettini lascino l’ospizio e i locali adiacenti ai frati che, con ogni probabilità, avevano in quei luoghi già una comunità stabile.