Beata Ludovica Albertoni (1473-1533) 
 
    Ludovica Albertoni nasce a Roma nell’anno 1473 da nobile famiglia. La tradizione vuole che la casa paterna sorgesse nel perimetro dell’attuale chiesa parrocchiale di S. Maria in Campitelli dove attualmente si trova la Cappella della famiglia Albertoni-Paluzzi. Rimasta orfana di padre all’età di due anni, viene affidata alle cure delle zie paterne dalle quali apprende i rudimenti della vita cristiana e una formazione culturale degna della sua posizione. Circonfusa di grazia e di impareggiabile bellezza, Ludovica è ammirata e corteggiata da molti giovani della nobiltà romana. Ma ben presto i parenti, suo malgrado, la promettono in sposa al nobile trasteverino Giacomo della Cetera. E proprio nel rione di Trastevere, ove trascorrerà gran parte della sua esistenza, ha modo di frequentare la Chiesa di San Francesco a Ripa accostandosi alla spiritualità francescana. Dal matrimonio nascono tre figlie.

    A causa del brusco temperamento del marito l’unione è turbolenta, ma Ludovica la vive con sacrificio ed abnegazione confidando nella grazia sacramentale del matrimonio. Giacomo è un cattivo amministratore del patrimonio familiare tanto che, ammalatosi gravemente, è costretto a disporre nel testamento la ricostituzione della dote di Ludovica. Dopo dodici anni di difficile convivenza, alla morte di lui - avvenuta nel maggio 1506 - il fratello Domenico, amministratore dell’eredità, non rispetta il diritto di successione a favore di Ludovica e delle sue figlie aprendo così una lunga e penosa controversia. La giovane, dimentica della sua fragile condizione di vedova, combatte strenuamente perchè la legge venga applicata senza indugio ottenendo, alla fine, l’eredità dovutale. Assolto ogni dovere familiare, dopo aver diviso i beni tra le figlie, Ludovica abbraccia la Regola del Terzo Ordine di San Francesco e spende il resto della sua vita nella cura dei poveri. “Nel passato fui più di mio marito che di me stessa – dice – onde non potei dedicarmi a te, o Gesù. Ora vivendo tutta a me stessa , lascio d’essere mia per essere tutta tua”.

    La guidano nel suo cammino spirituale i frati minori di San Francesco a Ripa che, proprio in quegli anni impegnati in un movimento di ritorno alle origini della vita francescana, che di tanto giovamento sarebbe stato per la Chiesa intera.

    Ludovica abbraccia con tutta se stessa “madonna povertà”, mistica sposa di Francesco d’Assisi, e, rinunciando ad ogni privilegio ed agiatezza della sua condizione sociale, dona ogni cosa ai poveri e ne condivide i disagi, nella sequela del Vangelo di Cristo. Straordinario il suo impegno  nei confronti delle ragazze in difficoltà, per le quali si adoperava al punto da strapparle coraggiosamente alla strada e all’emarginazione, insegnando loro un onesto lavoro ed elevandole culturalmente. Si prodiga per alleviare le sofferenze del popolo romano provato dal tremendo sacco lanzichenecco del 1527. In tale occasione viene chiamata “madre dei poveri”. Nella sequela della spiritualità francescana e grazie alla preghiera quotidiana, Ludovica riesce a compiere la sua straordinaria missione di cristiana e di cittadina romana. A tal proposito ripete spesso: “La preghiera  è una scuola di vita, in cui s’impara la dottrina che Gesù ha insegnato e che gli uomini non hanno inteso”. Nella sua intensa vita, Ludovica è stata un riferimento costante per la società civile così come per i prelati della Chiesa romana.

    Nel dicembre 1532, Ludovica, già malata da tempo, si aggrava: la notizia si diffonde fra il popolo da lei tanto amato e che tanto l’ama. Gli amici e i parenti le sono particolarmente vicini, ma più si approssima la fine, più desidera rimanere sola. Unico suo compagno è il Crocifisso che stringe fra le mani. Affidandosi alla Santissima Vergine si congeda da questo mondo con le stesse parole di Gesù: “Signore nelle tue mani affido il mio spirito”. È il crepuscolo del 31 gennaio 1533. Nel rispetto delle sue volontà, verrà tumulata nella Cappella di Sant’Anna presso la Chiesa di San Francesco a Ripa.

    Da allora ininterrottamente il popolo romano tributa alla sua grande concittadina un culto devoto: il 13 ottobre del 1606 il Senato romano,  “tenuto conto della Santità e degli altissimi meriti della Beata Ludovica”, decreta “che ogni anno nel giorno della sua festa … si offra un calice e quattro torce alla Chiesa di San Francesco in Trastevere”. Nel 1625 le autorità cittadine riconoscono Ludovica Compatrona di Roma, scegliendo il 31 gennaio quale giornata festiva per la Corte capitolina. Dal 1645 un suo ritratto alberga nella Cappella palatina dei Conservatori tra i Patroni dell’Urbe. Nel 1675 a seguito della beatificazione, le sue spoglie verranno traslate nel monumentale altare realizzato da Gian Lorenzo Bernini.

    Oggi la Beata Ludovica Albertoni è anche Patrona dell’Ordine Francescano Secolare Romano.